AI Act
Alfabetizzazione AI: l'obbligo che riguarda già tutte le imprese
L'articolo 4 dell'AI Act chiede a chi usa sistemi di intelligenza artificiale di formare le persone che li usano. È in vigore dal 2 febbraio 2025 e vale anche per la piccola impresa in cui un solo dipendente usa un chatbot per scrivere le email.
Cosa dice oggi la norma
Dal 27 luglio 2026, dopo l'omnibus digitale, il testo chiede a fornitori e utilizzatori di "adottare misure per sostenere lo sviluppo dell'alfabetizzazione in materia di AI" del personale e di chi usa i sistemi per loro conto, tenendo conto di conoscenze, esperienza, formazione e contesto d'uso. Non richiede di garantire un livello preciso per ciascuna persona. La versione precedente chiedeva di "garantire un livello sufficiente": l'obbligo è stato ammorbidito, non tolto.
Fonte: Regolamento (UE) 2024/1689, art. 4, nel testo consolidato al 27 luglio 2026
Cosa serve in pratica
- Nessun certificato esterno obbligatorio e nessun "AI Officer": lo dice la Commissione nelle sue FAQ.
- Un percorso adatto agli strumenti che usate davvero e a chi li usa: cos'è l'AI e come funziona, il ruolo dell'impresa (utilizzatore o fornitore), i rischi degli strumenti in uso. Chi usa un chatbot deve sapere, per esempio, che può inventare fatti con sicurezza.
- Vale anche per collaboratori esterni che usano l'AI per conto vostro.
- Tenere traccia di chi è stato formato e su cosa: la Commissione lo raccomanda, ed è la prima cosa che un controllo chiederebbe.
Fonte: Commissione europea, AI Act Service Desk, FAQ
In Italia, in più
Il D.Lgs. 179/2026 chiede ai datori di lavoro di informare e formare i lavoratori sui rischi specifici dei sistemi di AI che usano, e di inserire nel documento di valutazione dei rischi l'AI che incide su organizzazione del lavoro, ritmi o decisioni di sicurezza. È un obbligo di sicurezza sul lavoro, distinto da quello europeo: un unico corso ben fatto può coprire entrambi.
Fonte: D.Lgs. 179/2026, art. 42